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Jane Eyre
Tratto da "Jane Eyre o le memorie d'un'istitutrice", di Charlotte Brontë. Fratelli Treves Editori, Milano, 1904. Uscito nel 1847 è il capolavoro della scrittrice inglese Charlotte Brontë. Scritto in forma autobiografica, racconta l'evoluzione emotiva, morale e sentimentale di Jane Eyre. Grazie al suo porsi in dissonanza con i cliché dell'epoca, fu accolto con successo già al suo apparire. Molti i punti di forza del romanzo: descrizioni vivaci, realistiche e non pedanti, profonda psicologia dei personaggi, intensa analisi dei sentimenti e soprattutto la protagonista, Jane Eyre, dotata di integrità, indipendenza, forza interiore e passionalità.
Jane Eyre
Le stanze dei fantasmi
Cosa fa di un libro un libro di successo? Nemmeno i più geniali matematici sapranno scovare un'equazione che descriva in modo assoluto il perfetto bestseller. Di certo, col senno di poi, sappiamo cosa fece di queste storie assemblate magistralmente un grande successo: otto grandissimi scrittori idolatrati dai lettori, un concept molto originale per l'epoca, una casa infestata, il Natale, la perfetta regia di Charles Dickens.In una vecchia casa di campagna Joe e Patty decidono di invitare un gruppo di amici per vivacizzare le loro giornate. Una coppia affiatata, un giovanotto brillante, una femminista convinta, un ex marinaio col suo compagno di avventure e un avvocato di successo rispondono all’invito, e finiscono per partecipare a un singolare “ritiro” in una classica location alla Poe: una villa isolata e popolata di presenze dall’oltretomba. Vivranno per tre mesi insieme, lontani dal mondo, avendo la possibilità di scoprire quale fantasma abita la loro stanza (e la loro vita), senza mai farne parola. Soltanto alla fine, in quella che sarà chiamata la Dodicesima Notte, si riuniranno per raccontarsi ciò che hanno visto e udito, come in un inquietante Decameron. Regista dell’esperimento, un gradino di consapevolezza più in alto degli altri, è Joe, alter–ego dello stesso Dickens. Le stanze dei fantasmi è un modernissimo romanzo a cornice, che inanella una serie di storie pubblicate su «All the Year Round» nel 1859, a cura di Charles Dickens. Con la sua consueta ironia ai limiti della satira e con il pretesto degli spettri, il più famoso scrittore vittoriano compone un nutrito campionario delle fobie e delle nevrosi dei suoi contemporanei. Scorrono sulle pagine le composizioni di otto tra i più famosi e abili scrittori dell’epoca, ciascuno impegnato nello stile che gli è più congeniale, a tracciare armonicamente le linee di contorno degli ambienti in cui i personaggi e i loro fantasmi prendono vita.
Le stanze dei fantasmi
Fisica della malinconia
Un ragazzo è affetto da una strana sindrome: soffre di empatia, è capace di immedesimarsi nelle storie degli altri. Inizia così un viaggio nel mondo del possibile, nel labirinto dei sentimenti mai provati, delle cose mai accadute eppure reali più del reale stesso. Questo “io” coraggioso e impertinente va e viene dal passato, fa incursione in un futuro di cui abbiamo già nostalgia, e ritorna con un inventario di storie sull’autunno del mondo, sui Minotauri rinchiusi in ognuno di noi, sulle particelle elementari del rimpianto, sul sublime che può essere ovunque.
Fisica della malinconia
Storia dello stupro
Lo stupro non esiste. L'hanno detto in tanti; una folla di tutte le età e condizioni sociali, vecchi e giovani, ignoranti e colti. Dicevano: se la donna non vuole, l'uomo non riesce a violarla. La violenza? È la donna che la cerca. Tutto ciò non è vero. L'autore, con l'aiuto delle carte di migliaia di processi, ci fa incontrare donne che hanno avuto il coraggio di portare in giudizio gli stupratori che non hanno accettato di ritirare la denuncia in cambio di denaro o del matrimonio riparatore; ci descrive uomini violenti e padri incestuosi, ma ci fa scoprire altri uomini - i parenti delle vittime - che non si vendicano uccidendo, ma ricorrono alla giustizia; ci presenta giudici - tutti uomini - che emettono sentenze sorprendenti. Pagine dense e scorrevoli che delineano una nuova storia di donne e di uomini: francesi, inglesi, sammarinesi, settentrionali, meridionali, calabresi. Una storia in gran parte sconosciuta.
Storia dello stupro
I monaci di clausura
"La vita quotidiana dei monaci di clausura, pur diversa da un Ordine religioso all’altro per la specificità delle “consuetudini” che ne regolano l’osservanza, presenta dei tratti comuni che costituiscono il chiaro indizio di un’analoga vocazione. Il tempo dei monasteri, ad esempio, è da sempre, per tutti i monaci, un tempo lento, estraneo alla fretta dell’affaccendarsi quotidiano degli uomini che vivono nel mondo, scandito da ritmi che si susseguono con poche variazioni sin dai secoli del Medioevo. Parallelamente, gli spazi, al di là delle differenze di organizzazione architettonica esistenti tra un Ordine e l’altro, si pongono come delle autentiche città monastiche, consacrate al vigile esercizio della preghiera. Della vita dei monaci sono parte integrante le “regole” a cui essi si sottopongono, senza per questo avvertirle come una “gabbia d’acciaio” che li costringerebbe a una serie ininterrotta di privazioni e rinunce. Il rapporto parco e misurato con il cibo, le lunghe veglie, il mancato possesso di beni materiali, gli orari precisi da rispettare, tutto ciò che - con una sola parola - viene definito “ascesi”, deve essere collocato all’interno di una dimensione alla quale è essenziale la gioia, il contatto più pieno con l’Altro che conferisce senso all’intera esistenza."
I monaci di clausura
Cartouche
"Era alto appena un metro e cinquanta, viso di zolfo, corpo e muscoli da saltimbanco. Analfabeta, pluriomicida e alcolizzato, nella Parigi della Reggenza di Filippo d'Orléans, a soli 20 anni ne divenne il padrone assoluto, disponendo a suo piacimento di uomini e cose: controllo della prostituzione, ricatti, aggressioni, rapine...compiacenti i gendarmi, compiacenti i giudici, compiacente una città che vide in lui un mito da immortalare nei versi dei cantori girovaghi. Ebbe tutte le donne che volle ma probabilmente amò solo se stesso e quella Parigi ricca e pezzente, oscena e senza Dio, che gli era entrata nel sangue. Perse il suo trono solo quando entrarono in campo le brigate speciali volute dai militari, il giorno che il suo luogotenente lo tradì in cambio di un salvacondotto. Si chiamava Luois Dominique Cartouche. Era l'Enfant di Parigi."
Cartouche

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