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È qui che dobbiamo stare
Cinque racconti brevi, cinque finestre spalancate su vite e aspettative ‘normali’. "Mia moglie ha una merceria" fotografa la falsa morale di un paesino scosso da un caso di omicidio. In "Una brillante destinazione" si scontrano il desiderio di paternità e la tentazione di un'esistenza basata sulla fuga. "Manca il numero sette" parla di precarietà e aspirazioni mancate. In "Dove c'erano le mucche" i litigi tra i genitori sono filtrati dagli occhi del piccolo Alessandro e nell’ultimo racconto, "Ripresa", una coppia in crisi economica affronta il nuovo e imbarazzante lavoro del marito. Cinque realtà diverse, cinque spaccati di vita quotidiana. Uno sguardo sugli obblighi che la permeano e sulle costrizioni a cui ci sottomettiamo per ragioni sociali o per mancanza di scelta. Uno stile essenziale, asciutto. Perché a parlare, qui più che mai, sono le storie.
È qui che dobbiamo stare
McJob
"McJob. Con questo termine coniato in riferimento ai lavoratori della McDonald’s, la multinazionale del panino più famosa al Mondo, si indica nel linguaggio comune il lavoro sottopagato, sfruttato, mortificato e iper-flessibile. In sostanza i McJobs sarebbero il simbolo dei lavoratori “sfruttati” del XXI secolo globalizzato e le vittime estreme di una cultura del lavoro neo-predatoria espressa dalla McDonald’s. Ma è davvero così? Questo libro sostiene la tesi contraria a quella denigratoria, spingendosi fino a definire il lavoro da McDonald’s (Italia) un esempio virtuoso. Tesi sostenuta a seguito di un’indagine empirica sulla realtà dei McJobs made in Italy, e senza nessuna concessione a suggestioni ideologizzanti. McJob, quindi, come simbolo positivo di una cultura ispirata alla stabilità del lavoro, alla meritocrazia, a una sana flessibilità, alle pari opportunità e a concrete possibilità di carriera per tutti."
McJob
Atlante delle mafie (vol 2)
I saggi del secondo volume dell’Atlante delle mafie coprono un ampio spettro di problemi: le descrizioni delle rappresentanze territoriali delle mafie nel Centro e nel Nord, uno studio sulla Basilicata, il racconto delle mafie fatte da alcuni giornali, Tv e magistrati, ed altri temi che comprendono i movimenti antimafia, il cosiddetto «partito della mafia», il riciclaggio, le donne. Sono spaccati che consentono di penetrare ambiti nuovi o già conosciuti, ma riletti con un’ottica nuova, per comprendere le «ragioni di un successo», preoccupazione analitica che continua a caratterizzare la scelta dei testi ospitati in questa seconda pubblicazione. Il saggio introduttivo dei curatori, in particolare, si sofferma sul fatto che il successo delle mafie anche nelle regioni del Centro-Nord obbliga a rivedere i canoni interpretativi con cui l’opinione pubblica nazionale ha seguito l’evoluzione dei fenomeni mafiosi, partendo dal convincimento che non sarebbe seria oggi una storia delle mafie senza includere ciò che è avvenuto negli ultimi trent’anni in quei territori dove il fenomeno delle infiltrazioni mafiose «è giudiziariamente quasi inesistente», almeno secondo le risultanze giudiziarie di quelle regioni. L’uso della violenza nelle relazioni sociali ed economiche, o l’affidarsi ad essa per conseguire vantaggi e competere sul mercato, non è un problema solo della società, dell’economia e della politica meridionali, ma si è trasformato in un problema dell’intera nazione. C’è consapevolezza di ciò nelle classi dirigenti italiane? C’è consapevolezza, insomma, che una parte sempre più crescente del Paese accetta che settori della nostra economia siano regolati anche dalla violenza mafiosa? Le interpretazioni criminal-razziste che hanno prevalso finora nelle regioni del Centro-Nord, in base alle quali in società «virtuose», laboriose, ricche e civili mai si sarebbero radicati fenomeni mafiosi tipici di territori arretrati e di mentalità «contigue», sono state clamorosamente smentite e rappresentano nei fatti una delle cause principali del ritardo con cui si sta facendo fronte a questa sconvolgente novità. Le differenze tra Nord e Sud, da sempre al centro del dibattito e dello scontro politico e culturale italiano, non si sono dimostrate così forti e irreversibili da impedire un tale radicamento delle mafie anche in territori ed economie che sembravano non «predisposte» ad un tale esito. Proprio questa novità dovrebbe sgombrare il campo in particolare da quel teorema in base al quale le mafie non avrebbero potuto sopravvivere senza il loro territorio d’origine, cioè fuori dai luoghi dove sono nate. Sulla buona accoglienza delle mafie anche in società considerate amafiose, l’Italia sembra più unita di quanto le «distanze storiche» economiche e civili lasciavano presupporre. Questo secondo volume ci mette davanti a questo dato in tutta la sua impressionante evidenza.
Atlante delle mafie (vol 2)
Ovunque proteggici
In una giornata qualsiasi dei suoi cinquant’anni, Lorenzo Girosa riceve una lettera in cui qualcuno mostra di conoscere un segreto che da anni ha smesso di tormentarlo: un delitto commesso quando era poco piú che bambino. Tentando di riannodare i fili di quell’epoca remota, Lorenzo racconta della grande villa in cui ha vissuto, generosa negli spazi ma gravata dalla malasorte di casa senza figli, e della sua famiglia fatta di uomini inconcludenti e donne compromesse. È la storia del nonno Domenico che cerca fortuna in America, di suo padre Nicola che senza un mestiere e un talento diventa un rude saltimbanco chiamato Blacmàn, di sua madre Francesca che scappa di casa per andare sulla pubblicità del sapone LUX. Tutti loro rivivono nello sguardo di Lorenzo che, nascosto dietro le tende di una Villa Girosa ormai deserta, è ben determinato a proteggere quanto di oscuro c’è nel proprio passato. Con una prosa classica e una lingua di carne, Ovunque, proteggici denuncia la forza di un destino che è scelta e di un sangue che si riconosce solo nelle ferite. Presentato da  Dacia Maraini e Marcello Fois  "Ovunque, proteggici" è stato selezionato nella dozzina del Premio Strega 2014.
Ovunque proteggici
Veniamo in pace
"Veniamo in pace. Di alieni, walk-in e cose dell'altro mondo" di Claudio Tocchi è il reportage che parla del mondo ufistico italiano. Perché a differenza di quanto si possa credere: extraterrestri, Ufo and co non sono faccende solo per gli americani. Il nostro Paese grida "I want to believe": avvistamenti di Ufo, sangue di Alfa-Centauri che scorre nelle vene di insospettabili vicini di casa, professoresse in pensione che canalizzano e traducono i pensieri di entità intergalattiche di nome Matthew. Tra fantascienza, accenni di ecologismo e spiritualità di stampo new age, il giornalista Claudio Tocchi propone una panoramica dello scenario ufologico di oggi e di ieri, e lo fa incontrando esponenti di spicco di questo mondo, con i quali ha parlato della loro percezione agli occhi della gente comune. Come Davide Russo Diesi, walk-in (cioè posseduto, letteralmente “entrante”) che tiene conferenze in tutta Italia e parla per bocca di Amrir, l’entità che lo abita periodicamente. Un reportage che, nonostante le previsioni, non cede alla facile ironia, ma anzi mostra un sottobosco d’italiani che credono in qualcosa di più grande, mostrando tolleranza per gli altri. Una lettura accattivante e da leggere tutta d’un fiato.
Veniamo in pace
La lotteria
Anno solare 2802: sul pianeta Terra non esistono più le Nazioni, ma solo un grande unico Impero che ha colonizzato tutto il sistema solare. Al suo comando il Generale Popper, diventato un eroe planetario dopo aver sconfitto in un’epica battaglia sulla cintura di Kuiper i Nereidi, alieni con l’intenzione di distruggere l’umanità. Nel grande caos che regna sovrano a causa del sovrappopolamento e delle scarsità di risorse rimaste, Popper è il punto di riferimento al quale tutti possono guardare con ammirazione, nonostante la società sia dilaniata da scontri tra le due caste dalle quali è composta: gli Intoccabili, nati con il genoma X5 che li rende immuni da ogni malattia o difetto genetico e gli assegna un’intelligenza superiore, in altre parole la razza umana perfetta, e i Normali privi di tale requisito. Nei secoli gli Intoccabili hanno conquistato tutti i poteri e godono degli stessi privilegi dei feudatari ai tempi del medio-Evo. Sono in numero molto inferiore ai Normali e per questo hanno costruito androidi per mantenere l’ordine costituito e la pace sociale con il pugno di ferro. Per rifinanziare le casse dell’Impero prosciugato dalla guerra contro gli alieni, l’establishment decide di bandire un nuovo grande gioco, la Lotteria interstellare. Il premio del vincitore? La morte. Egli verrà infatti messo nella “camera verde” e bombardato da raggi tetra; quando ne uscirà avrà solamente 24 ore di vita. In quelle 24 ore tuttavia disporrà del potere totale e potrà fare qualsiasi cosa deciderà senza che niente e nessuno possa fermarlo. Sarà seguito per tutto il tempo da una scorta armata che lo proteggerà e da una troupe televisiva che, nel reality più bieco che sia mai stato prodotto, manderà in diretta universale minuto per minuto ogni sua azione. Il vincitore, James Baily, ex tenente di polizia in congedo, ha però un conto in sospeso con Popper.
La lotteria

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